La storia dell’uomo che è morto ballando

Ieri mi hanno invitato a celebrare la Messa di azione di grazie della signora Acacia e del signor Benito, che festeggiavano 50 anni di matrimonio. È stata un’Eucaristia piena di emozioni, a cominciare dal mio ritardo di 15 minuti perché ero andato in ospedale a confessare una signora malata.

Durante l’omelia ho chiesto ai 7 della coppia di ringraziare i loro genitori per tutto ciò che avevano fatto per loro. Ci sono state lacrime e risate; era palpabile l’amore tra tutti, soprattutto tra i festeggiati, che si lanciavano sguardi dolcissimi e approfittavano di ogni occasione per darsi la mano ed esprimersi grande affetto.

Dopo la Messa sono stati così gentili da invitarmi a cena, e ho accettato con piacere. Dopo mangiato Benito ha ringraziato la per i 50 anni trascorsi insieme, dicendole scherzando che se fosse stato al posto suo lo avrebbe lasciato subito. Acacia, piangendo, ha ringraziato per essere riuscita a far sì che la sua famiglia fosse sempre vicina a Dio, e per i suoi sforzi per non far mancare mai nulla a nessuno. Era sicuramente una coppia esemplare, e durante il valzer sembravano due piccioncini innamorati.

Visto che non ballo sono rimasto a chiacchierare con le figlie, che mi hanno raccontato che la persona religiosa e vicina a Dio è lui, ma quella che dà in casa è sempre lei. Stavamo parlando quando tutti hanno iniziato a gridare.

All’inizio non ho capito bene cosa stesse succedendo, finché non ho sentito: “Portate il sacerdote!” Mi sono avvicinato e ho visto il signor Benito a terra. Aveva appena avuto un infarto e stringeva forte la mano della moglie.

Gli ho dato rapidamente l’estrema unzione, e lui ha abbracciato la moglie e le ha detto: “Ti amo molto, sei stato il dono più grande di mio Padre Dio”. E in quel momento è morto.

Non riuscivo a crederci. Benito era appena morto tra le braccia della moglie proprio nel giorno del loro 50° anniversario di matrimonio, accompagnato dai 7 figli, i 27 nipoti, i 4 bisnipoti e tante persone che gli volevano bene.

Ancora con il marito tra le braccia, la signora Acacia gli ha sussurrato: “Ti ho sempre detto che dovevamo felici, e guarda, sei morto ballando, e ballando con me”.

Credo che Dio mi abbia posto lì per qualcosa. Ho sperato fortemente di poter morire come quell’uomo, uscendo dall’Eucaristia, innamorato e ballando, e sono estremamente convinto che Dio desideri la nostra felicità, perché il primo segno esteriore di un cristiano, un mistico e un santo è la gioia, e quindi come buoni cristiani dobbiamo condurre una vita ben vissuta, essendo felici in ogni istante e preparandoci per stare vicino a Dio.

Arrivando a casa sono andato direttamente in cappella. Dovevo vedere Gesù Sacramentato e parlare con lui:

“Padre ricco di tenerezza e allegria, ti prego con tutto il cuore per tutti i tuoi figli e le tue figlie. Donaci la gioia di essere sempre vicini a Te, perché la tua gloria ci inondi e possiamo risvegliarci dal letargo che ci impedisce di essere felici. Fa’ che tutti e ciascuno dei tuoi figli possano rallegrarsi del bene altrui e cerchino di cuore di morire come il signor Benito: al termine dell’Eucaristia, felici e mentre ballano”.

Ero pieno di speranza, e ho sentito chiaramente:

“Sergio, vi ho creati perché foste felici. Dipende da voi lottare per questo, e io sarò sempre qui per aiutarvi. Adoro vedervi felici”.

“Grazie, mio Signore, perché i tuoi piani sono perfetti. Farò tutto quello che posso perché la morte mi colga mentre ti rendo gloria, innamorato della vita che mi hai dato, grato per le persone che mi circondano e ballando di gioia perché mi sono sforzato di vivere in pienezza questa grande opportunità che mi hai dato di venire al mondo”.

Stavo per ritirarmi, ma Gesù voleva ricordami qualcosa:

“Ricorda che sei uno dei miei inviati, e allora semina in tutti i miei figli questi bei desideri”.

 

Fonte: Sergio Argüello Vences

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